Welfare

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“Welfare, integrazione sociale e sostenibilità” le attività riguardano l’analisi degli aspetti socio-demografici ed occupazionali dei mutamenti in corso, e delle possibili risposte di politica sociale.

L’invecchiamento della popolazione nei paesi avanzati porta inevitabilmente conseguenze importanti per il lavoro. Un primo aspetto sono i cambiamenti nella domanda di lavoro (e quindi nella composizione della struttura occupazionale, per compiti, caratteristiche dei lavoratori e delle mansioni svolte) derivanti da un’aumentata richiesta di lavori di cura e assistenza dovuta alle necessità della parte anziana della popolazione. A seconda del ruolo giocato da Stato e Mercato nell’allocazione di tali compiti, si avranno effetti di settore specifici, con la possibile crescita dei servizi a bassa qualifica e bassi salari, il che potenzialmente contribuisce ad un aumento della polarizzazione fra gli occupati. Tuttavia le soluzioni alla domanda di cura (e alla correlata “malattia dei costi” individuata da Baumol) variano notevolmente fra paesi in funzione dei così detti care regimes. Si può quindi ipotizzare che anche le conseguenze dell’aumentata domanda di cura possano produrre diversi effetti sulla composizione della forza lavoro dedita a tali compiti: la letteratura a questo proposito parla di differenti “post-industrial occupational trajectories” per indagare le quali si rende necessario adottare una prospettiva di ricerca comparata.

Un secondo ambito di lavoro sono le ricadute dell’aumentato bisogno di cura sulla famiglia in termini di lavoro di cura non retribuito, e le implicazioni che questo può avere soprattutto sulla partecipazione femminile al mercato del lavoro. Da ciò discendono implicazioni non trascurabili per la conciliazione lavoro/famiglia – aspetto delicato non solo dal punto di vista del singolo individuo o della sua famiglia ma anche in termini di sostenibilità macroeconomica di equilibri a scarsa occupazione femminile.

Le difficoltà di conciliazione fra lavoro e famiglia aprono una serie di questioni con forti implicazioni di policy che richiedono prospettive concettuali ed analitiche interdisciplinari. Per citarne qualcuna: l’aumentato “strain” psicologico per le donne appartenenti alle “generazioni sandwich” e i possibili interventi di policy.

Possibilità di lavoro part-time, transizioni generalmente più flessibili fra periodi di non-lavoro e di lavoro, introduzione di leave schemes per la cura degli anziani e, non ultimo, un’uscita più flessibile dal mercato del lavoro verso la pensione sono temi di immediata rilevanza sia per le scienze sociali (sociologia, economia, diritto, psicologia del lavoro) sia più in generale per la stessa (Filosofia) Politica e quindi per i modelli di organizzazione sociale: queste eventuali/possibili misure, devono riferirsi solo (o in larga parte) alla componente femminile della popolazione? E’ possibile immaginare equilibri di life-course balance differenti anche da un punto di vista di genere? E quali i costi, le opportunità, i vincoli di efficienza o anche le interazioni fra vincoli/opportunità di classe e di genere che discendono da tali nuovi scenari di innovazione sociale intra ed inter familiare?

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