L’università al microscopio. Un’indagine sull’origine, le traiettorie e i destini dei laureati dell’Università di Trento.

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di Paolo Barbieri

Rendiamo disponibile ai lettori interessati il report LIW sui destini occupazionali (e non) dei laureati UniTrento per un periodo che, nella sua estensione più ampia, copre l’arco temporale che va dal 2004 al 2018.

Il report si basa sull’analisi dei dati micro Almalaurea di UniTrento, combinati con gli indicatori ANVUR usati nelle Schede di Monitoraggio Annuale (SMA). Ha l’ambizione di rispondere alla domanda circa “il contributo di UniTrento all’economia e alla società trentina (e viceversa)”. Una domanda non da poco…

Si tratta di un lavoro che ha impegnato il gruppo facente capo al Laboratorio Lavoro, Impresa e Welfare nel XXI° secolo per parecchio tempo, e che si offre come un servizio alla Comunità accademica Trentina.

Dal report, eminentemente descrittivo per una serie di limitazioni insite nei dati originari, emergono comunque indicazioni interessanti per la riflessione sul rapporto, non sempre facile, fra Università e Territorio. Dovendo riassumere “in a nutshell”, il messaggio che ci sembra esca dalle analisi sarebbe il seguente: “Nel tempo, UniTrento ha fatto la sua parte per sostenere lo sviluppo del territorio in cui è inserita. Il sistema economico-politico-produttivo locale non sempre riesce a fare altrettanto“.

Un secondo spetto su cui riflettere ha a che fare con due dimensioni fondamentali di stratificazione sociale: classe sociale di origine e genere. Mentre la dimensione della diseguaglianza di genere è notevolmente sotto osservazione da parte di UniTrento, altre dimensioni di disuguaglianza lo sono molto meno e la diseguaglianza relativa alla classe di origine non solo è pressoché ignorata dalle politiche di Ateneo, ma ciò che non si considera è la sua intersezione con la stessa diseguaglianza di genere. Una maggiore riflessione sulle dinamiche di diseguaglianza – e fra queste di diseguaglianza di origine sociale – in Ateneo aiuterebbe forse ad operare in direzione di un allargamento più universalistico delle opportunità per tutti i nostri studenti. Si tratta, ovviamente, di un discorso che coinvolge l’intera Università italiana, ma forse Trento ha più possibilità di operare per una riduzione di alcune fra le più spiacevoli diseguaglianze strutturali esistenti in questo paese.

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