Il diritto dei no-vax contro il diritto di tutti

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di Enrico Rettore
tratto dal sito www.lavoce.info

Il diritto a scegliere invocato dai no-vax ha un prezzo. Compromette il diritto di tutti ad avere un sistema sanitario funzionante. Soprattutto, rischia di riaprire la crisi delle terapie intensive, quelle che fanno la differenza tra vivere e morire.

Le conseguenze del diritto di scelta

Il cavallo di battaglia no-vax – il principio fondamentale al quale si appellano – è che non può essere messo in discussione il diritto di ogni singola persona di scegliere se vaccinarsi o meno.

Ma, numeri alla mano, è immediato mostrare che, nonostante i non vaccinati rappresentino solo il 14,6 per cento della popolazione con più di 12 anni, la loro scelta ha già oggi conseguenze per la tenuta del sistema sanitario. Conseguenze che plausibilmente sono destinate ad aggravarsi nel giro di poche settimane. In altre parole, il loro diritto a scegliere confligge – nei fatti, non in teoria – con il diritto di tutti ad avere un sistema sanitario funzionante.

I reparti di terapia intensiva sono la prima linea del sistema sanitario. Vi vengono ricoverati i pazienti che non potrebbero sopravvivere altrove, poiché le malattie acute di cui soffrono mettono a rischio la loro vita. Non sorprende che fin dall’inizio della crisi Covid-19 l’attenzione sia stata altissima soprattutto sulla tenuta di questi reparti, essenziali per la sopravvivenza delle persone colpite dal virus in forma acuta oltre che per quella delle persone affette da altre patologie. Tratta dall’ultimo aggiornamento dell’Istituto superiore di sanità, la riga 2 della tabella 1 riporta il numero di ingressi nei reparti di terapia intensiva, distinto per stato vaccinale, nell’arco del periodo 8 ottobre-7 novembre. La riga 3 riporta il tasso di ingresso (per centomila abitanti) per fascia di età, osservato sui non vaccinati (è il rapporto tra riga 2 e riga 1, moltiplicato per 100mila). Per confronto, la riga 4 riporta il tasso di ingresso in terapia intensiva (per centomila abitanti) osservato sui vaccinati con ciclo completo.

Le colonne dalla seconda alla quinta della riga riportano il numero di ingressi in terapia intensiva che si sarebbe osservato sui non vaccinati se si fossero vaccinati: è ottenuto applicando al numero di non vaccinati in riga 1 il tasso di ingresso in terapia intensiva dei vaccinati in riga 4.

Se tutti si fossero vaccinati, nel mese considerato avremmo avuto 260 ingressi in terapia intensiva invece dei 662 effettivamente osservati: il 60 per cento in meno. Peraltro, se i non vaccinati si fossero vaccinati, la circolazione del virus sarebbe stata inferiore, per cui anche il tasso di ingresso in terapia intensiva dei vaccinati sarebbe risultato inferiore. Pertanto, nello scenario “tutti vaccinati” il numero di ingressi in terapia intensiva sarebbe stato probabilmente inferiore a 260.

Il ritorno dell’esponenziale

La figura 1 riporta l’andamento giornaliero del numero totale di ricoverati in terapia intensiva a partire dal 1° novembre. L’asse verticale è in scala logaritmica: il buon adattamento ai dati della retta interpolante significa che il numero totale di ricoverati in terapia intensiva cresce secondo una legge esponenziale. Nulla di nuovo: è la legge che governa la crescita di tutti i numeri del Covid-19, all’opera da fine febbraio 2020. La pendenza della retta interpolante corrisponde a un tempo di raddoppio del numero totale di ricoverati in terapia intensiva pari a circa 38 giorni. Per memoria, lo scorso anno alla stessa data il tempo di raddoppio era pari a circa 20 giorni.

Utilizzando questo tempo di raddoppio, la colonna 2 della tabella 2 riporta la progressione del numero di ricoverati in terapia intensiva fra 38, 76 e 114 giorni, partendo dal numero di ricoverati in quel reparto del 21 novembre (520). Questi numeri sono ottenuti nell’ipotesi che rimangano invariati: 

  • il numero di vaccinati e non vaccinati 
  • il tasso di ricovero in terapia intensiva dei vaccinati e dei non vaccinati 
  • il tempo di raddoppio, cioè la velocità di diffusione del contagio
  • le misure di contenimento del contagio, ad oggi quelle previste in zona bianca. 

In questo scenario, già a Natale il numero di persone in terapia intensiva supererebbe il migliaio; a Carnevale saremmo oltre le duemila; al 15 marzo i ricoverati in terapia intensiva sarebbero 4.160, pari quasi al massimo toccato nelle precedenti tre ondate. 

La colonna 3 della tabella 2 riporta la progressione che avremmo se tutti fossero vaccinati. È ottenuta riducendo del 60 per cento il numero di ricoverati in terapia intensiva al 21/11: è il fattore di riduzione visto poco sopra per gli ingressi in terapia intensiva nel periodo 8/10-7/11. A parità di durata della permanenza in terapia intensiva, lo stesso fattore di riduzione si applica anche al numero totale di ricoverati nel reparto. Applicando a questa condizione iniziale – 208 ricoverati in terapia intensiva – lo stesso tempo di raddoppio di 38 giorni, si ottiene la progressione in colonna 3.

L’effetto della (ipotetica) vaccinazione dei non vaccinati sull’andamento nel tempo è palese: nello scenario “tutti vaccinati”, si arriverebbe alle soglie della primavera con un numero di ricoverati in terapia intensiva alto – 1.664 – ma molto inferiore ai massimi toccati negli scorsi venti mesi e, soprattutto, compatibile con la tenuta del sistema.

Può sembrare controintuitivo che un numero relativamente piccolo di non vaccinati faccia tutta questa differenza, dopo tutto sono solo il 14,6 per cento della popolazione 12+. Ma la spiegazione è semplice: 

  • i non vaccinati hanno tassi di ingresso in terapia intensiva molto superiori ai vaccinati: 7,3 volte più elevato tra gli 80+, fino a 30 volte più elevato nelle fasce più giovani (vedi tabella 1). 
  • la forte differenza nei tassi di ingresso in terapia intensiva dà luogo a condizioni iniziali molto diverse nei due scenari: il numero di ricoverati in terapia intensiva osservato al 21/11 è ben oltre il doppio del numero che avremmo avuto alla stessa data se tutti fossero stati vaccinati. 
  • la differenza nelle condizioni iniziali combinata all’andamento esponenziale della crescita dà luogo agli esiti documentati in tabella 2.

Il diritto a scegliere liberamente invocato dai no-vax ha un prezzo: mette concretamente a rischio il diritto di tutti ad avere un sistema sanitario funzionante. In particolare, rischia di riaprire la crisi della prima linea del sistema sanitario, le terapie intensive: il nodo del sistema che fa la differenza tra vivere e morire.  

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