Università Neo-Liberale o Università in crisi?

Un commento di Paolo Barbieri alla denuncia di tre studentesse della Normale di Pisa delle ‘colpe’ del sistema accademico italiano, alla cerimonia di consegna dei diplomi.

One comment

di Paolo Barbieri

Il collega Pascuzzi (Vanni per chi lo conosce) con la sua “benemerita” Newsletter dal Senato, ci segnala un link (La contestazione di tre allieve alla cerimonia dei diplomi che gela la Normale di Pisa: «Avete incoraggiato un sistema elitario» – Il video – Open ) a un intervento di tre rappresentanti della Classe di Lettere della Normale, in occasione della consegna dei Diplomi, che mette il dito nella piaga dell’Università odierna.

Il video e l’intervento delle tre “allieve” è istruttivo, perché in modo molto educato, composto e ‘perbene’ (noblesse oblige, dopotutto…) solleva una critica all’Università nazionale nel suo insieme. L’essersi trasformata, da un luogo di pensiero e di crescita, da un’istituzione che investe nell’elaborazione di visioni, anche alternative, per il futuro, in un’impresa che lavora per il profitto (scientifico e politico più che economico-lucrativo, questo è ovvio) di breve periodo, senza visione che non sia riducibile alla “massimizzazione di breve” di un’utilità non comunitariamente decisa e forse nemmeno condivisa.

Personalmente condivido solo in parte il discorso delle tre rappresentanti degli studenti – non a caso di Lettere, un corso “umanistico” – perché penso mescoli cose e problemi diversi, alcuni seri e sottolineati bene, altri che vengono riproposti in modo vetero-retorico, quindi banale. Basti pensare all’implicita opzione per l’eguaglianza di risultato piuttosto che di opportunità: un problema serissimo che non viene mai sensatamente affrontato – non tanto dalle tre allieve, ma nemmeno dal discorso pubblico e intellettuale, perché politicamente troppo imbarazzante…

Però vale la pena di sentirle, e magari varrebbe anche la pena aprire una qualche forma di riflessione pubblica/collettiva, perché loro esprimono un malessere profondo che in qualche modo anche i nostri studenti e dottorandi, forse in modo meno compìto e perbene, condividono.

E che, sempre in qualche modo, comprendiamo anche noi stessi.

Di condivisibile, trovo tutto il primo intervento: la denuncia dei tagli lineari, delle conseguenze del più che decennale far cassa sul sistema di istruzione pubblico, per arrivare alla scelta, non discussa mai abbastanza, tra un sistema che concentra i finanziamenti su pochi poli di élite e un modello che invece si pone l’obiettivo di “alzare la mediana” di tutta l’Università. Banalizzando, l’alternativa fra modello anglosassone e modello scandinavo, un’alternativa però che messa in questi termini – e per giunta accompagnata dal solito atteggiamento, un mix di complaint, grievances e rivendicazionismo italico – ignora completamente le responsabilità interne dell’Università, dei dipartimenti, delle discipline e dei singoli docenti…

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