Se per combattere violenza e discriminazione si producono nuove discriminazioni

Luca Ricolfi si domanda se allungare la lista delle categorie protette sia la strada giusta

nessun commento

È ragionevole adottare “una strategia che affida la lotta contro la violenza e le discriminazioni alla individuazione di categorie dotate di speciali protezioni”? Secondo Luca Ricolfi, sociologo che insegna Analisi dei Dati all’Università di Torino la risposta è no, per “almeno due motivi”.

Si parla ovviamente del disegno di legge Zan. L’analisi che lo studioso torinese ha messo a punto fornisce interessanti spunti di riflessione sul tema e una base a partire dalla quale proporre un confronto ragionato, lucido e non ideologico.

Ricolfi individua un punto di vista dal quale guardare al disegno sulla legge contro l’omotransfobia, spiegando che, attraverso questo testo, la tutela contro le discriminazioni verrebbe assicurata “allungando la lista delle categorie protette”. Ha senso muoversi in questo modo categorial-corporativo, dal momento che la lista delle categorie meritevoli di una speciale protezione non può che essere arbitraria, nonché potenzialmente illimitata? Per quale motivo, esemplifica il sociologo torinese, i disabili dovrebbero essere protetti e i barboni invece no?

La seconda obiezione di Ricolfi è più sottile. Sarebbe infatti pericoloso, sottolinea, moltiplicare le categorie degne di una protezione speciale. Il rischio sarebbe quello di innescare una “competizione vittimaria“, nella quale le categorie di appartenenza di aggressori e vittime prenderebbero il sopravvento sull’offesa effettivamente compiuta.

C’è davvero la necessità di inserire i protagonisti di atti violenti e deprecabili in categorie precise per riconoscere appieno la negatività di un gesto? E a che scopo istituire, di fatto, un ranking di colpevoli e vittime? “Difficilmente aiuterà la giusta battaglia contro ogni discriminazione”: Ricolfi conclude il proprio intervento con questo parole, ricordando che una battaglia come questa si vince sul piano culturale, non imponendo a tutti la visione del mondo di una minoranza ideologicamente connotata che si sente depositaria del bene.

*rassegna stampa UniTN del 03/07/2021, estratto da Il Messaggero

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...