I perdenti dell’automazione. Come l’introduzione della robotica ha cambiato la struttura occupazionale in Europa.

Per comprendere gli effetti di stratificazione della robotica bisogna tener conto del fatto che il processo di innovazione tecnologica è mediato dalle istituzioni.

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È convinzione diffusa, tanto più fra quanti si occupano di processi di formazione superiore e terziaria, che fenomeni diffusivi come l’evoluzione dei modi di produrre, la cosiddetta “quarta rivoluzione industriale”, l’innovazione tecnologica, per arrivare sino al superamento delle varie e talvolta innumerevoli forme di “modernità”, originino la necessità di una forza lavoro “in grado di riprogrammarsi costantemente” che necessiterebbe di una formazione di tipo più “generalista e umanistica” che specialistica.

Il dilemma fra conoscenze generaliste e competenze specifiche viene ipostatizzato da questa letteratura, assolutizzandolo in una contrapposizione non solo inutile, ma fuorviante quando non del tutto errata. 

Nel nuovo working paper liw, Barbieri, Cutuli e Minardi studiano i rischi di disoccupazione associati all’introduzione di tecnologie per il risparmio di manodopera, nonché i cambiamenti nella composizione della forza lavoro e le possibili modifiche alla stratificazione occupazionale delle società europee causate dall’introduzione di queste nuove tecnologie.

I risultati rivelano che per comprendere gli effetti di stratificazione della robotica bisogna tener conto del fatto che il processo di innovazione tecnologica è mediato dalle istituzioni.

Il lavoro di Barbieri, Cutuli e Minardi, mostra come non ci si possa ‘schierare’ quando si tratta di trattare tematiche così rilevanti – come l’impatto dell’automazione e dell’intelligenza artificiale sui modelli di stratificazione sociale ed occupazionale – ma che piuttosto si debbano identificare quali mediatori influiscono sul nesso fra innovazione tecnologica e qualificazione sociale e lavorativa. Così facendo, si vedrà come istituzioni, istruzione e formazione possono fare la differenza nel determinare l’esito di upgrading – o meno – di una rivoluzione tecnologica di per sé inarrestabile. 

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