Rossana Rossanda, la “ragazza del secolo scorso”

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«Nel partito comunista – che forse era ancora il luogo migliore in cui stare per una donna – quando ci si trovava a dover nominare una commissione su una certa direttiva, si faceva una lista di nomi e venivano fuori sempre Pajetta, Ingrao, Rossanda e poi, dicevano, “ci vuole una donna”. E io timidamente facevo notare che ero una donna. “No, no, ci vuole una donna vera” era la risposta»

“Donne e Politica”, L’inchiesta (2008, n° 160)

Con questa ironia, Rossana Rossanda presentava il suo pensiero schietto e irriverente.

Fervida pensatrice, scrittrice, antifascista e partigiana durante la Seconda guerra mondiale, dirigente del Partito Comunista Italiano negli anni ’50 e ’60, Rossana Rossanda è morta ieri, domenica 20 settembre, all’età di 96 anni.

Sull’onda dei movimenti del ‘68 e dell’autunno caldo del ‘69, e con una visione piuttosto chiara sui limiti dell’esperienza sovietica e dei paesi dell’Est Europa, fondò con Pintor, Parlato, Magri e Castellina un mensile di cultura politica che assunse posizioni in forte contrasto con la linea maggioritaria del PCI filo-sovietico. Il primo numero de “Il Manifesto” uscì il 23 giugno del 1969 e vendette oltre cinquantamila copie. Il clamoroso successo agitò le acque dentro e fuori dal partito, che chiese la sospensione delle pubblicazioni. Il gruppo del manifesto non cedette e nel novembre dello stesso anno la Commissione Centrale di Controllo e il Comitato centrale del PCI deliberarono la radiazione per Rossanda, Pintor e Natoli con l’accusa di “frazionismo”. Il Manifesto divenne quotidiano nel 1971 e da allora Rossana Rossanda ne fu anima e firma prestigiosa. Lo abbandonò nel 2012 in contrasto con le posizioni ‘post-moderniste’ della redazione.

Primo numero de “Il Manifesto”, giugno 1969.

Nella sua autobiografia pubblicata per Einaudi nel 2005, Rossanda si autodefiniva una “ragazza del secolo scorso”: la sua lezione di vita, il suo impegno e il suo coraggio di esprimere un pensiero critico e non condizionato da opportunismi che hanno caratterizzato la sua storia e i suoi scritti, resteranno virtù di tutti i futuri possibili.

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