Quando la boxe è un’esempio di rivincita sociale

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Andy Ruiz jr ha il petto floscio da vecchia balia, la pancia tonda e morbida che si adagia con un rotolo circolare sull’elastico dei calzoncini, ha fianchi adiposi che si sistemano al fondo della schiena come il muso di un cane basset hound. Il suo viso tondo diventa rosso al minimo sforzo, gli occhi hanno un taglio indio come gli zigomi alti e appuntiti, le braccia sono corte, il corpo tozzo somiglia a quello di un uovo sodo. È sgraziato, ciondolante, sembra sempre sia sul punto di inciampare. A guardarlo, per un occhio non esperto, non sembrerebbe un pugile. Di massimo ha solo il peso, sui suoi calzoni è scritta qualcosa di più di un’intenzione: Destroyer. Andy il distruttore, così lo chiamano nella sua comunità di messicani, da sempre.

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